Intervista ad Uwe Diegel, CEO di iHealth Europe

Grazie alla collaborazione dell’agenzia Playvox, abbiamo avuto il privilegio di rivolgere alcune domande al CEO di iHealth Europe, Uwe Diegel, che molto gentilmente ha soddisfatto la nostra curiosità su alcuni aspetti del mercato medicale e del wellness che ritenevamo interessanti. Ecco il resoconto della nostra “chiacchierata”.

 

iHealth
Uwe Diegel CEO di iHealth Europe

 

TD: iHealth possiede molti prodotti appartenenti alle aree della salute e del cosidetto wellness: rilevatori della pressione sanguigna, bilance wireless, glucometri e dispositivi dedicati al fitness, tutti distribuiti a livello globale. Ci sono differenze, in termini di preferenze, tra i consumatori europei e quelli appartenenti ad esempio al mercato statunitense e cinese?

UD: Il mercato statunitense tende ad essere più “semplice” dal punto di vista distributivo in quanto i prodotti posti sugli scaffali si vendono senza difficoltà. Stesso discorso in Cina, dove però assume maggior rilevanza la vendita online. In Europa il discorso è leggermente diverso. C’è un approccio più specifico verso il trattamento delle condizioni patologiche. A causa di tutto ciò, mentre in US e Cina risulta maggiormente rilevante il mercato del wellness (activity trackers e bilance), in Europa i consumatori sono alla ricerca di soluzioni maggiormente “medicali”.

 

TD: Quanto è difficile mantenere una piena compatibilità con i sistemi operativi iOS ed Android? (in particolare con quest’ultimo, considerando i tanti dispositivi e le diverse versioni di OS attualmente presenti sul mercato).

UD: Realizzare applicazioni per iOS resta molto più semplice, grazie al suo sistema maggiormente strutturato. Apple fornisce, in anticipo, notifiche relative agli updates, il che si traduce in una concreta possibilità di mantenere le apps aggiornate e compatibili, tempestivamente.

D’altra parte ad oggi esistono 399 produttori di dispositivi Android con 3997 differenti modelli tra tablets e smartphones. Questi sono in continuo aggiornamento, senza che gli sviluppatori vengano preventivamente informati. Il risultato è che gli stessi sviluppatori sono in affanno nel mantenere i propri softwares in compliance e ricorrono a patches o migliorie varie per mantenere la compatibilità.

 

TD: Supporterete i dispositivi basati su SO Wndows?

UD: Alcuni dei nostri prodotti, come trackers e bilance, sono già compatibili con dispositivi Windows. Parliamo in prevalenza di prodotti dedicati al wellness, quindi. Il mercato dedicato ai “medical devices” invece, non è ancora abbastanza sviluppato per considerare questo Sistema Operativo, secondo il nostro parere.

 

TD: Immagino che un considerevole quantitativo di denaro venga investito in Ricerca e Sviluppo. Dove si trovano i vostri centri dedicati a questa attività?

UD: Abbiamo un notevole gruppo di programmatori che lavorano sulle applicazioni, in ognuna delle regioni americana, europea e cinese. Il team statunitense è focalizzato nello sviluppo di soluzioni Business-to-Business (NdR: commercio tra aziende), quello europeo sviluppa, in particolare, soluzioni iHealth Pro per medici ed il team cinese (anche grazie ai feedbacks degli altri due) lavora su soluzioni Business-to-Consumer (NdR: commercio verso i consumatori).

 

TD: I vostri dispositivi sono in grado di condividere dati nel cloud. Ma in questa epoca ricca di minaccie tecnologiche, la sicurezza e la privacy sono in costante pericolo. Come agite per mantenere al sicuro i dati dei vostri utenti?

UD: iHealth è una delle poche compagnie a produrre medical devices connessi, sfruttando servizi cloud forniti da providers sicuri, certificati. Attualmente contiamo su due soluzioni cloud principali: Negli Stati Uniti abbiamo l’HIPAA certified cloud (HIPAA è lo standard americano per la sicurezza dei dati medici) ed in Europa ne abbiamo un altro certificato secondo la normativa europea. Il nostro impegno nel mantenimento della sicurezza dei dati è stato riconosciuto anche da Marisol Touraine, Ministro della Salute francese, che ha insignito iHealth del Blaise Pascal Prize, proprio per questo motivo. Tutti i dati dei nostri utenti sono anonimi e le uniche persone che possono decidere di condividerli sono gli utenti stessi.

 

TD: I vostri prodotti sono testati e validati dal punto di vista clinico. E’ in grado di spiegare quanto complicato e lungo è il processo che conduce all’ottenimento delle certificazioni necessarie al commercio dei vostri prodotti? Esiste una differenza (in termini di tempo) tra gli Stati Uniti e l’Europa?

UD: La maggior parte dei nostri dispositivi è convalidata verso i più stringenti standards clinici esistenti. I rilevatori di pressione sanguigna sono validati secondo i dettami dell’ESH (European Society of Hypertension), i glucometri secondo la normativa ISO 15197, i dispositivi medici sono validati dalla FDA e presentano il marchio medicale CE. E’ un processo dispendioso in termini di tempo e risorse economiche ma è parte integrante del “nucleo etico” del business di iHealth.

Noi non consideriamo una “connessione” alla stregua di una invenzione. Eravamo dei produttori di dispositivi medici ed abbiamo aggiunto la possibilità di connessione come un servizio aggiuntivo, una sorta di evoluzione naturale della tecnologia. Và comunque sottolineato come il processo di convalida al quale devono sottostare i nostri prodotti, ci differenzia dalle aziende che rilasciano sul mercato “gadgets” medici.

 

TD: Avete molti competitors (in particolare nell’area wellness) ed ora state affrontando la “crescente marea” delle aziende asiatiche, molto aggressive da un punto di vista commerciale. Qual’è la vostra strategia per mantenere la posizione tra i leaders del mercato?

UD: iHealth è stata sempre una compagnia “medica” e non rivolta al “wellness” ed è l’unica realtà che copre l’intera gamma di dispositivi medici, senza quindi avere reali rivali in questo campo. E’ vero ad esempio che esistono molte aziende che commerciano activity trackers (al CES 2016 erano presenti 117 produttori), ma noi siamo gli unici ad offrire soluzioni dedicate al benessere ed al mantenimento delle funzionalità cardiovascolare, ormonale ( nel caso del diabete ad esempio) ecc…E questo oltre ad essere  il “core” della nostra azienda, rappresenta anche una parte largamente inesplorata del mercato.

 

TD: In Italia avete firmato un accordo con la compagnia assicurativa RBM Salute, che coprirà una vasta gamma di spese mediche sostenute dai vostri clienti, per 3 anni. E’ una tipologia di contratto specifica del nostro paese o ci sono accordi simili che avete siglato in altre nazioni europee?

UD: iHealth lavora con molte compagnie in tutta Europa. Generalmente ci interfacciamo con i leaders del mercato assicurativo in ogni nazione (Allianz in Francia, Axa in Gran Bretagna, Maccabi in Israele, ecc..).

Parlando più in generale di accordi, un aspetto non secondario è rappresentato dal fatto che offriamo accesso libero, dal punto di vista API e SDK, e questo permette alle applicazioni di “terze parti” di interagire con i nostri dispositivi (fino ad ora abbiamo realizzato oltre 320 integrazioni con softwares ed apps di terze parti). Questa è la ragione per cui iHealth è il partner scelto, sempre in Europa, in molti programmi di Telemedicina. Un esempio è dato dal progetto Horizon 2020 contro il diabete, dove siamo stati scelti per un programma pan-europeo nella lotta a questa importante patologia.

 

TD: iHealth è nato negli Stati Uniti nel 2009, per poi giungere in Francia nel 2013, durante l’ultima fase della crisi economica. Come avete affrontato quel difficile periodo e quanto è cambiato lo scenario da quel momento?

UD: Il campo della “Connected Health” è ancora nuovo ed è nato nel periodo peggiore della crisi economica. Nei primi anni abbiamo seminato ciò che nel futuro può rappresentare un sistema di gestione della salute, dove ogni cosa communica. Credo che nei prossimi tre anni sarà estremamente difficile vendere dispositivi privi di connessione e questa tendenza è stata percepita sin dal 2015 . Siamo di fronte ad un mercato importante, ma ancora agli inizi.

 

TD: Avete trovato difficoltà nel mercato italiano, in particolare?

UD: L’italia stà rispondendo molto positivamente, in quanto abbiamo un grande distributore come partner (GIMA) che si muove sia nel campo del Business-to-Business, che in quello del Business-to-Consumer.

Il vostro è anche il mercato che ha mostrato la maggior necessità di dispositivi connessi, seguendo il principio che, dopo tutto,  la rilevazione dei dati è una operazione piuttosto semplice, ma è il come questi vengono utilizzati, che rappresenta lo step importante. L’Italia è uno dei mercati a più rapida crescita, tra quelli emergenti in Europa, per ciò che riguarda la Telemedicina.

 

TD: Parteciperete al prossimo MWC di Barcellona alla fine di Febbraio? Presenterete qualche novità?

UD: No, non parteciperemo al MWC quest’anno, in quanto abbiamo visto che la manifestazione si stà concentrando in maniera spiccata sulla telefonia e non abbastanza sulle “soluzioni alternative”.

 

Ringraziamo Uwe Diegel per la sua disponibilità e per chi fosse interessato inseriamo, di seguito, il link al sito di iHealth Europe dove reperire ulteriori informazioni, sulla azienda e sui suoi prodotti: iHealthLabs.

 

 

Fabrizio Paoletti

42enne affetto dalla....sindrome di Peter Pan, appassionato di tecnologia ed affascinato dalle molteplici opportunità offerte dal web