Lavorare da casa? Per i millennial è la soluzione migliore ma non la più semplice

Polycom una delle aziende più rinomate nel campo delle soluzioni voce, video e di contenuto, ha promosso un sondaggio per capire che tipo di rapporto intercorre tra i millennial (giovani nati tra il 1979 e il 2000) e il lavoro a distanza, dalla propria abitazione. Sono stati intervistati circa 25000 individui di 12 paesi: Stati Uniti, Canada, Brasile, Giappone, Regno Unito, India, Singapore, Germania, Russia, Francia, Australia e Cina. I dati sono stati raccolti da Morar Consulting. Il 55% degli intervistati ricopre job title di manager o superiore, Il 58% è responsabile della cura e dell’assistenza in una certa misura, il 68% sono genitori. Ebbene, ciò che è emerso è che molti luoghi di lavoro non accettano l’approccio flessibile e connesso che i giovani lavoratori adottano.

 

Il 66% dei millennial, difatti, si sentono giudicati e si preoccupano del fatto che i loro colleghi possano pensare che non stiano lavorando abbastanza sodo, quando sono lontano dall’ufficio.

La richiesta di flessibilità per lavorare ovunque sta diventando sempre più comune, dal momento che sempre più giovani si domandano se i modi tradizionali di lavorare abbiano ancora senso per loro. La flessibilità del posto di lavoro è già realtà comune, con il 70% dei millennial che lavorano ovunque o comunque spesso, e solo il 15% non lo fa mai. Nel frattempo, l’ufficio non è necessariamente il primo punto di riferimento in quanto il 67% dei millennial decide di lavorare da remoto, per dare una scossa positiva alla propria produttività (ndr: o per necessità).

E per la generazione di persone che sono a proprio agio con Skype, FaceTime o Snapchat nelle loro vite personali, utilizzare la videoconferenza in team al lavoro è un passaggio naturale. Non è quindi una sorpresa che l’indagine di Polycom abbia rilevato che l’83% dei millennial utilizzano la collaborazione video ogni settimana.

Osservando lo stress dei propri genitori oberati di lavoro, sempre più giovani sono desiderosi di intraprendere un percorso diverso; l’indagine evidenzia come il 72% preferisca lavorare ovunque così da avere più attenzione rispetto all’equilibrio tra lavoro e vita privata. E questo equilibrio è messo più a repentaglio quando si inizia ad avere bambini, con il 45% già genitori, e quando il tempo per se stessi è ancora più vitale. I millennial sono anche più propensi dei gruppi più anziani a lavorare ovunque per avere tempo, per essere più creativi, fare esercizio fisico o dedicarsi ad altri hobby.

Quindi, cosa possono fare le aziende per supportare i membri più giovani del loro team? “Essere trasparenti circa le regole e le aspettative è davvero importante”, afferma Billie Hartless, Chief HR Officer di Polycom. “Quasi i tre quinti di millennial (il 57%) chiedono che le risorse umane forniscano linee guida chiare sulla politica di lavoro agile dell’azienda, in modo da sapere esattamente con cosa stanno lavorando. Molti di loro (il 59%) hanno anche voluto che la stessa politica fosse per tutti in tutta l’azienda – non solo per i genitori o i più alti funzionari. In questo modo, tutti possono trarre vantaggio dal lavorare ovunque”.

Uno degli aspetti principali che è emerso è che la tecnologia sia semplice da usare. Deve essere in grado di consentire, senza problemi, il collegamento tra colleghi, cosa fondamentale per mettere a proprio agio i millennial quando lavorano in modo flessibile – il sondaggio ha messo in luce come il 61% desideri solo che la propria azienda fornisca loro la giusta tecnologia.

“Quando le aziende supportano il lavoro agile (da qualsiasi luogo), è già una vittoria: una migliore produttività per l’azienda e una maggiore soddisfazione per i propri dipendenti millennial”, ha dichiarato Hartless. “La domanda è: lo faranno?”

E voi cosa ne pensate? Lo scenario italiano sembra purtroppo molto differente in termini di occupazione, dove la flessibilità è da tempo stata sostituita dalla precarietà.

Ad ogni buon conto, per maggiori informazioni su Polycom, i suoi servizi e i suoi prodotti è possibile fare riferimento al seguente link

 

Fabrizio Paoletti

44enne affetto dalla….sindrome di Peter Pan, appassionato di tecnologia ed affascinato dalle molteplici opportunità offerte dal web