Intelligenza artificiale supera il test di Turing

Eccoci di nuovo a parlare di intelligenza artificiale e quindi, naturalmente di tecnologia informatica.

Forse ricorderete il precedente articolo in cui ci siamo occupati di uno studio portato avanti dal Dipartimento della Difesa degli USA per la programmazione etica dei robot-soldato.

Stavolta parliamo di nuovo del tentativo di creare un’intelligenza artificiale che in qualche modo possa essere paragonata a quella umana. Lo scorso 7 giugno, a Londra, un software a cui è stato dato il nome di Eugene Goostman ha chattato con degli scienziati, dopo che per lui era stato inventato appositamente per l’esperimento un passato fittizio. Il dato sorprendente è che il 33% degli scienziati chiamati in causa non ha riconosciuto l’origine tecnologica di Goostman, scambiandolo per una persona in carne ed ossa. Come è stato possibile? Semplice: il software Eugene è stato programmato in modo da poter rispondere in maniera coerente ed efficace a numerose domande relative al suo fantomatico passato.

In gergo tecnico, tra gli studiosi, si dice che questo software ha superato il test di Turing: si tratta di un test che prende il nome dallo scienziato (uno dei pionieri dell’informatica) che lo mise a punto nel 1950 e che dovrebbe stabilire se un robot è in grado di pensare. Si trattava fino a poco tempo fa di un test dalle linee molto generiche, che è stato poi modificato e reso più selettivo.

Intelligenza artificiale

Eugene Goostman ha superato questa versione aggiornata del test e ci si chiede se sia davvero capace di pensare, oppure se soltanto sia uno sbiadito riflesso del pensiero umano.

Personalmente ritengo che, per quanto la robotica possa fare passi avanti nel campo dell’intelligenza artificiale, ci sarà sempre un particolare che distinguerà l’uomo dai computer: la presenza dei sentimenti e di quello che, comunemente, chiamiamo spirito o anima.

 

Claudia

Studentessa in Lettere Moderne con la passione per la scrittura.