Modding Android: vademecum per non addetti ai lavori

Quante volte vi siete lamentati del vostro terminale Android? Quante volte mentre veniva usato ha iniziato a scattare? Quante volte avreste voluto andasse più veloce, quel benedetto smartphone?

Bene, oggi iniziamo una serie di incontri “virtuali” che mi permetteranno di illustrarvi un metodo, non esente da rischi, che vi permetterà di ottenere, alla fine, uno smartphone più performante.

Direi di iniziare con una “letio brevis” sui termini che userò più frequentemente negli articoli successivi riguardanti la modifica dei nostri terminali. Questa “modifica” in liguaggio tecnico (da nerd, se preferite :D) si chiama modding e il procedimento sarà semplicemente detto “processo di modding per X” dove X è il nostro modello di cellulare/tablet in questione. Fin qui tutto bene vero?

Ora, ecco i termini che vedremo più volte:

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  • Root: è il procedimento che ci permetterà di ottenere TOTALE controllo sul nostro smartphone. “Ma io ho già il controllo del mio smartphone!”. Si, provate a disinstallare un’app che vi siete trovati già dentro quando avete aperto la scatola del vostro nuovo acquisto (LunaAPPark su Samsung Galaxy x es.), poi ne riparlimo! Non so esattamente da dove provenga questo termine, ma “root” in inglese vuol dire “radice” e il processo di root permette di andare a modificare il vostro smartphone fino alle radici: semplice e diretto!
  • Recovery: avete fatto un casino con il vostro Android e adesso non va più? Niente paura! Tramite una combinazione di tasti predefinta e tipica per ogni cellulare si avrà accesso ad una partizione della memoria altrimenti inaccessibile che ci permetterà di riportare il nostro amico alle condizioni di fabbrica.
  • Custom Recovery: è una recovery sviluppata da terzi, funziona esattamente come la recovery normale, ma presenta più opzioni di utilizzo. L’altra faccia della medaglia? Non è ufficiale, non è supportata dal produttore del vostro smartphone, ma lo è dalla comunità di internet!
  • Flashare: sinonimo di installare qualcosa da una memoria esterna, che, normalmente è dotata di un tipo di memoria detto Flash, da qui il termine “flashare”.
  • ROM: è semplicemente l’anima di Android, il software, in estrema semplicità!
  • Stock ROM: è Android “personalizzato” dal produttore, con le sue app proprietarie installate, con una certa grafica, ecc… Quando voi accendete il vostro terminale (e non avete “moddato”, modificato nulla), state usando la Stock ROM per farlo funzionare.
  • Custom ROM: ROM che si basa su quella di un produttore, ma che è stata radicalmente modificata. Praticamente non ne ha più nulla a che fare e risulta molto più performante, più fluida e con molte, ma molte features in più: il top, in pratica. Di Custom ROM non ce n’è una, ce ne sono tantissime, tra le quali, forse, le più famose sono la CyanogenMod e ParanoidAndroid.

C’è un grande MA in tutto questo: andando ad agire sull’anima del nostro device c’è una possibilità, bassa, ma comunque esistente, che il telefono muoia. Questo può succedere sia nella procedura di root che durante il flashing delle Custom ROM.

Ogni giorno che passa gli sviluppatori cercano di rendere sempre più sicura e semplice l’installazione delle proprie ROM e, devo essere sincero, ci stanno riuscendo davvero bene: lo sviluppo è continuo, davvero giornaliero e il risultato è quasi sempre garantito. Inoltre, tranne che per qualche terminale, il processo di root, che è SEMPRE il primo passo da fare nel modding, invalida la garanzia: solo una casa produttrice è modding-friendly: Oppo, che ci assicura il proseguimento del periodo di garanzia anche in caso di telefono rootato.

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Nei prossimi articoli vi descriverò meglio ogni singolo procedimento per quelle che sono operazioni sempre più comuni tra gli utenti Android, delle quali però, ve lo dico in anticipo, non mi prenderò la responsabilità se dovessero causare malfunzionamenti del terminale.

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PgSar

Sono un ragazzo attratto da tutto ciò che è tecnologico, dai dispositivi per il fitness, quelli per il business a quelli per l'home-entertainment.