The Last Of Us remastered, il capolavoro della scorsa generazione approda anche su Ps4

In un periodo in cui le riedizioni in HD e porting di giochi dalla scorsa alla attuale generazione la fanno da padrone, era inevitabile che la stessa manovra toccasse anche al gioco che con oltre 200 premi ha saputo imporsi nello scorso 2013 come gioco dell’anno, e che a tutti gli effetti è il capolavoro di maturità che Ps3 è riuscita a partorire, quasi al termine del suo ciclo vitale.

Parlare di un titolo del genere potrebbe sembrare facile, in quanto è già stato detto tutto, ma paradossalmente proprio per questo è estremamente difficile, anche alla luce delle osannazioni ricevute: come riuscire infatti a parlare di un gioco uscito poco più di un anno fa, senza scadere nel banale?

Ci limiteremo quindi a prendere in considerazione le migliorie che il gioco ha avuto ed eventualmente i lati negativi di questo porting.

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La trama è la medesima: non ci sono state aggiunte (fortunatamente diremmo noi), tranne per il fatto che all’interno del blu ray di gioco troveremo anche tutti i dlc finora usciti, sia per il multiplayer ma soprattutto per il bellissimo Left Behind, appendice che racconta qualche dettaglio della storia di Ellie, la coprotagonista.

Lasciando da una parte quindi l’aspetto narrativo, di cui sarebbe inutile riparlare vista la distanza troppo elevata con l’uscita originaria del gioco, concentreremo la nostra disamina sull’aspetto tecnico del gioco e su quello che può e sa regalare al giocatore in termini squisitamente emozionali.

La grafica non è di quelle spaccamascella che abbiamo già potuto vedere in Infamous SS ma comunque, considerando che è una conversione di un gioco nato su una piattaforma parecchio meno potente di quella sulla quale gira ora, è notevole. Il lavoro di pulizia delle texture si fa notare, così come alcune migliorie sugli effetti di illuminazione e soprattutto i 60 fps, anche se non sempre stabili. È soprattutto quest’ultimo aspetto a migliorare sensibilmente l’esperienza di gioco rispetto alla versione Ps3, se messo a paragone con gli altri punti poco fa citati.

Nonostante tutto il gioco mantiene, come era facile intuire, alcuni problemi derivanti dalle limitazioni tecniche imposte dal precedente sistema, come alcune (piccole a dire il vero) compenetrazioni poligonali, ed alcune hitbox troppo generose.

Ciò che però può dare fastidio, o meglio far ridere, è l’atteggiamento dei propri compagni controllati dall’IA.

Spieghiamoci meglio: il gioco, per atmosfera e gameplay, è un gran survival horror, probabilmente uno dei migliori mai creati. Il costante senso di insicurezza, gli eventi che tutto d’un tratto possono piombarci addosso inaspettatamente, la scarsità di risorse ed il fatto che all’esplorazione per cercarne di nuove corrisponda un rischio non indifferente, la pericolosità dei nemici, contribuiscono a creare quel senso di ansia che avevano i capostipiti del genere ormai parecchi anni fa e che si è via via andato a perdere verso una “actionizzazione”, vedasi la saga di Resident Evil.

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Tutto questo, come il dover pensare attentamente e pianificare ogni passo in presenza dei nemici, va a cozzare, dicevamo, con il fatto che i personaggi dell’IA amica vadano tranquillamente in giro per le aree di gioco senza destare il benché minimo interesse da parte dei nostri avversari infetti, generando alcune scene decisamente ridicole.

La sostanziale invisibilità è dovuta al fatto che, in un gioco in cui la morte può sopraggiungere anche con un singolo colpo (il morso dei clicker è letale, soprattutto nelle prime fasi del gioco, e genera game over istantaneo) non si può delegare ad un errore dell’IA, dal comportamento certamente meno evoluto di quello del giocatore, la fine dell’avventura e soprattutto il rischio di continui e frustranti riavvii.

Legato a doppio filo a quanto appena detto, c’è un elemento che può contribuire a sminuire notevolmente l’esperienza di gioco, allentando quell’atmosfera così ben riuscita, stiamo parlando della modalità Ascolto. che ci permette di fatto di vedere attraverso le pareti la posizione dei nemici.

Questa infatti è illimitata, ed è facile intuire così che un suo uso smodato possa sbilanciare il gioco verso una difficoltà più bassa, avendo di fatto un eccessivo vantaggio tattico su nemici, e semplificando così l’azione di gioco.

I programmatori hanno così ben pensato di togliere questo genere di aiuto in una difficoltà aggiuntiva pensata esclusivamente per questa remastered, chiamata appunto Realistico, in cui, proprio come accadrebbe nella vita reale in una situazione simile, ogni piccolo errore sarebbe punito in maniera gravissima.

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Noi vi suggeriamo di giocare The Last Of Us ad senza disattivando appunto quella abilità, o perlomeno giocandolo ad un livello più ostico di normale: in questo modo riuscirete a gustare appieno tutte le emozioni che questo gioco saprà regalarvi, nonché a godere della vera essenza per il quale il gioco è stato realizzato.

Un’ultima nota sul multiplayer, aspetto del gioco che si è portati inevitabilmente a sottovalutare, data la caratura del single player, e che invece sorprende positivamente. Attinge a piene mani dalla campagna, e questo è un bene in quanto questo fa sì che si proponga quasi come un continuum, o perlomeno come un’esperienza complementare a quanto già vissuto: con la sua necessità di fare gruppo, i punti che poi si trasformano in provviste e la struttura di gioco in cui ogni partita diventa in realtà un giorno di sopravvivenza, si impone con un ritmo degno della storia principale, più ragionato di quanto si è abituati in un classico multigiocatore, nonostante la presenza di respawn, in cui è necessario recuperare risorse sparse per la mappa a costo della vita, cooperando con i compagni.

La sua natura di remaster è proprio la parte più debole del gioco, quella più facilmente criticabile e che molti useranno come accusa secondo la quale dietro si cela una becera manovra per far soldi, ma la realtà è che The Last Of Us è un capolavoro irrinunciabile da giocare, tanto nella sua prima versione su Ps3 che nella sua incarnazione su Ps4.

 

Riccardo

Da sempre amante della tecnologia in tutte le sue espressioni, ho in particolare la passione per il gaming, che non considero affatto una cosa per soli ragazzi ma che, a mio parere, nelle sue forme più alte è ormai un mezzo d'espressione al pari del cinema. Amo anche i fumetti e la lettura, ho interesse anche per le arti grafiche, come il disegno, e studio Architettura, sempre alla ricerca di nuovi stimoli e spunti di riflessione.