Dipendenza da Internet: TD intervista la Dott.ssa Michela Iacoponi

Dipendenza da Internet: TD intervista la Dott.ssa Michela Iacoponi

 

Techdifferent esce, per un attimo, dalla consueta cronaca “puramente tecnologica”, per ragionare, assieme ad una esperta, su di un problema fortemente legato al progresso e che riteniamo possa fornire degli utili spunti di discussione.

Vi proponiamo, pertanto, l’intervista realizzata alla Dott.ssa Michela Iacoponi, Psicologa – Psicoterapeuta familiare, realizzata nell’ambito della presentazione del corso “Dipendenza da Internet”, svoltasi ad Ascoli Piceno.

 

TD: Cos’è la dipendenza da internet?

MI: Si può definire dipendenza da internet un fenomeno piuttosto recente e un disagio ormai accettato il cui nome fu coniato da Golberg negli anni ’90. Comprende diverse forme di abuso di internet quali: Dipendenza da Cybersesso, Dipendenza da Gaming online (gioco d’azzardo online), il Gaming patologico (lo spendere ore in attività di gioco su internet), la Dipendenza da Cyber relazioni  (dipendenza da amicizie e conoscenze online, in cui rientra la dipendenza da social network), ed infine, la ricerca compulsiva di informazioni.

TD: Quali sono le sue caratteristiche fondamentali?

MI: Non c’è accordo fra gli esperti sulla dipendenza da internet, né una diagnosi condivisa. Abbiamo caratteristiche di base che riguardano sia i comportamenti a rischio, che la dipendenza vera e propria. La differenza è data dalla quantità e dalla pervasività dei sintomi.

La dipendenza da internet ha in comune con le altre forme di dipendenza le caratteristiche di base, ma ha proprie peculiarità quali: essere una barriera per gli stimoli emotivi, tramite la quale il soggetto evita il contatto emotivo dal vivo, per non sottoporsi a stimoli da lui considerati troppo forti; ha un forte carattere di compulsività, ossia si ha difficoltà ad attendere e si compiono azioni per diminuire l’angoscia: ad esempio, sarà capitato a tutti di non tollerare la lentezza di navigazione o di accensione del proprio computer e di intervenire in vari modi, per cercare di velocizzarla! Questo porta con se un aumento dell’impulsività, ovvero gli stimoli sono intensificati ed emergono parti più primitive di noi. Un altro aspetto è il ritiro sociale: chi investe troppo tempo su internet tende a ridurre le sue attività nella vita sociale, nel lavoro, nello studio. Un altro aspetto che và valutato, è il tempo che si spende online.

Un peso notevole sembra averlo l’assenza di contatto corporeo nelle situazioni online, dunque la mancanza di una parte fondamentale nella relazione con sé e con gli altri.

TD: Da cosa nasce l’esigenza del corso?

MI: Il corso nasce con la finalità di sensibilizzare le persone circa i rischi dell’uso eccessivo di internet e dei nuovi media, dando loro gli strumenti per avere maggior conoscenza sul tema, sui campanelli di allarme, sulle svariate forme, affinchè, sviluppando consapevolezza, sappiano riconoscere situazioni a rischio e chiedere aiuto.

TD: Quali sono le fasce d’età maggiormente interessate?

MI: Diciamo innanzitutto che c’è differenza tra dipendenza vera e propria e comportamenti a rischio di una futura dipendenza. Gli studi illustrano che gli immigrati digitali, ovvero adulti che non sono nati con il digitale, ma lo hanno conosciuto solo da grandi, sono quelli che mostrano maggiormente una dipendenza di tipo patologico, mentre per gli adolescenti, di base maggior fruitori dei mezzi digitali, possiamo parlare principalmente di comportamenti a rischio di una futura dipendenza (spesso derivanti da problematiche familiari).

Il trend è confermato dai dati: si registra un forte aumento dal 2001 al 2013 del tempo medio speso online da tutte le fasce di età, ma, seppur le fasce giovani siano quelle con i maggior livelli di utilizzo (punte dell’85/90% fra i ragazzi dai 15 ai 24 anni di età), l’aumento maggiormente significativo è tra le fasce adulte: ad esempio, le persone fra i 60/64 anni che usano internet, passano da una percentuale del 5,6% del 2001 al 36,6% del 2013! (Fonte Istat)

TD: Il problema della dipendenza che incidenza ha in Italia? E al di fuori dei confini italiani? Ci sono dati disponibili?

MI: I dati sono maggiormente disponibili all’estero mentre l’Italia è un po’ in ritardo su questo aspetto.

Il tema della dipendenza è strettamente connesso all’uso di internet. In Italia la diffusione del web si attesta al 58%, più bassa della media europea (68%), ed il tempo speso online è di circa 4.7 ore da un pc fisso e 2.1 da un dispositivo mobile. In Germania invece, a fronte di una diffusione di internet dell’84%, si ha un tempo medio speso online significativamente più basso (3.7 ore da fisso e 1.6 da mobile). (Fonte We Are Social)

La dipendenza patologica vera e propria riguarda il 6% della popolazione italiana (Poli e Agrimi, 2012), mentre le dipendenze maggiori si evidenziano in Asia: Corea del sud e Taiwan in testa, con percentuali rispettivamente dell’11% e del 18%, dati piuttosto allarmanti. Il fenomeno ha una connotazione molto particolare in Giappone, dove è un vero allarme sociale e prende il nome di Hikikomori, ovvero “stare in disparte”; si tratta di giovani che rimangono a casa, non studiano né lavorano, e impegnano il loro tempo su internet soprattutto di notte, riducendo a zero rapporti sociali e vita “reale”.

TD: Oramai tra internet, smartphone e apps siamo letteralmente sommersi dalla tecnologia. Quali sono gli strumenti/programmi di cui si fa maggiormente abuso? (Es: facebook, giochi online ecc…)

MI: I giovani tendono ad essere più a rischio nella dipendenza da Social Network e da giochi online, ma c’è da considerare anche un rischioso aumento del gioco d’azzardo online: da una ricerca del Telefono Azzurro è emerso che il 39% degli adolescenti gioca online. Fra i social, invece, Facebook è in testa. Gli adulti invece sembrano essere più a rischio per quanto riguarda il cybersesso. In generale, l’aumento di dispositivi per connettersi e della disponibilità della connessione, aumenta la frequenza e la facilità di accesso, e quindi il rischio dei fenomeni stessi.

TD: Che correlazione si può stabilire tra dipendenza da internet e perdita della privacy?

MI: Penso che sia più congruo poter stabilire un nesso fra dipendenza da internet e sovraesposizione di immagini e contenuti personali, soprattutto se pensiamo ai Social Network. La base dei Social – come Facebook, Twitter, ma anche Pinterest, Vimeo, piuttosto che Instagram eccetera, – è infatti quella di poter condividere aspetti personali in forme diverse e più svariate: pensieri, emozioni, avvenimenti, opinioni, idee possono essere espressi tramite parole, immagini, video, foto, links. Siamo portati così a dire sempre di più di noi stessi, a mostrarci, a esserci in ogni modalità, in quanto esserci è l’aspetto centrale dei social media: se non ti rendi visibile, non esisti. Questo fenomeno è poi accresciuto dal fatto che dietro ad uno schermo ci sentiamo maggiormente protetti e quindi tutelati ad esporci, per via di una diversa percezione dell’esposizione “online” rispetto a quella “dal vivo”, come se la prima non fosse effettivamente “reale”. Da qui deriva una minor consapevolezza delle ricadute o della gravità che la condivisione digitale di contenuti può provocare, soprattutto fra i giovani. Un esempio è dato dalla sempre più frequente condivisione di foto “hot” fra adolescenti che mai si spoglierebbero di fronte ai compagni, nella realtà. Dunque siamo noi che decidiamo se e quanto tutelare la nostra privacy online.

TD: In un contesto di questo genere, come possono intervenire genitori ed insegnanti?

MI: Per prima cosa gli adulti devono essere dei riferimenti, quindi a loro volta dovrebbero diminuire il loro tempo speso online. Possono lavorare per aumentare la loro conoscenza del fenomeno nei giovani; da figure di riferimento quali sono, infatti, possono sensibilizzarsi e sensibilizzare anche affrontando il tema con i ragazzi in classe, con il gruppo, oppure a casa con i figli, stimolando i giovani a raccontarsi e a parlare del loro rapporto con la tecnologia e dei vissuti emotivi che genera loro.

Oltretutto, se li conoscono, possono recepire i campanelli di allarme che l’abuso di internet porta con se, senza esagerarli né sminuirli. Ad esempio, se un adolescente inizia ad avere difficoltà a scuola, a diminuire le sue amicizie “reali”, a lasciare uno sport, per passare più tempo al pc, se il tono dell’umore cambia e aumentano i conflitti, è sempre meglio rivolgersi ad uno psicologo/psicoterapeuta per valutare la situazione.

TD: Cosa potrebbe essere richiesto a chi fornisce i servizi (providers, facebook stessa o altri) per stimolare un uso consapevole della tecnologia?

MI: Questa è una domanda complessa ed interessante. Ovviamente non posso rispondere a tutto tondo, ma credo che in primis ci sia bisogno che le piattaforme online aumentino la loro sensibilità sul tema. Ad esempio Facebook ha recentemente inserito un alert per il rischio suicidio (per il momento, solo negli Usa); con esso è possibile segnalare ai tecnici contenuti allarmanti di propri contatti, da cui si evidenza la volontà di uccidersi. Una volta verificata la veridicità della segnalazione l’utente viene contattato ed è messa a disposizione anche l’assistenza di alcuni esperti. Ciò mette in luce come la piattaforma, in collaborazione con associazioni attive nel campo della prevenzione dei suicidi, abbia preso consapevolezza di questo fenomeno, sempre più diffuso, ed abbia deciso di attivarsi nella prevenzione.

Allo stesso modo, sull’abuso di internet, si potrebbe pensare di evidenziare all’utente la quantità di tempo che passa online ogni giorno, o di contenuti che condivide, piuttosto che la quantità di mail che manda.

Bisogna comunque tenere a mente che l’abuso di internet ha radici multi-problematiche e che, quando prende forme serie, c’è sempre bisogno dell’ aiuto di un esperto nel campo psicologico che lavori su questi nuclei problematici.

 

Techdifferent ringrazia la Dott.ssa Michela Iacoponi per la sua disponibilità e per averci fornito il suo punto di vista oltre che le numerose informazioni, su questo crescente fenomeno.

 

Immagine di copertina tratta dalla locandina di presentazione del corso “Dipendenza da Internet”

 

 

 

Fabrizio Paoletti

44enne affetto dalla....sindrome di Peter Pan, appassionato di tecnologia ed affascinato dalle molteplici opportunità offerte dal web