
La Firma Digitale in Italia è sempre più utilizzata, +55,3% nel 2020
Secondo un monitoraggio a cura di AgID risulta che i dispositivi attivi di Firma Digitale, e i relativi certificati qualificati, superano nel 2020 i 22 milioni su territorio nazionale. La Firma Digitale è, dunque, al centro della trasformazione documentale e di numerose operazioni e pratiche che si possono compiere abitualmente, sia per uso privato che professionale.
L’utilizzo di questo strumento, infatti, consente di semplificare i rapporti tra Pubbliche Amministrazioni, cittadini e imprese e contribuisce in modo sensibile a ridurre la gestione documentale in forma cartacea, visto che è possibile firmare digitalmente e legalmente qualsiasi documento elettronico – come ad esempio fatture, visure camerali, contratti e molto altro – semplicemente apponendo la propria firma, ovunque ci si trovi. La firma digitale è costituita da un dispositivo fisico – token USB o lettore di smart card – e una card – in formato smart o SIM – contenente il certificato di Firma e il certificato di autenticazione CNS (Carta Nazionale dei Servizi) per accedere ai servizi online della Pubblica Amministrazione.

L’alternativa è la Firma Digitale Remota, grazie alla quale tutte le operazioni di firma possono essere svolte tramite un certificato di firma digitale – che si trova depositato su server sicuro – e una OTP (One Time Password) generata dall’app mobile o da un token display o USB, e permette di utilizzare la firma in qualsiasi momento o con qualsiasi dispositivo, come ad esempio uno smartphone.
La gran parte delle firme digitali – l’80% circa, secondo i dati dell’AgID – oggi viene apposta tramite Firma Digitale Remota.
Secondo AgID, ancora, il numero di firme digitali remote generate nel 2019 in Italia è cresciuto del + 55% rispetto all’anno precedente, toccando quota 3,1 miliardi. Consideriamo che questi erano trend pre-covid, che non includono, quindi, la fortissima accelerazione avvenuta a partire da marzo 2020. Bastano questi dati, contenuti nel monitoraggio che l’Agenzia per l’Italia Digitale effettua sui dati forniti dai certificatori accreditati, a raccontare come la firma digitale si sia ormai da tempo trasformata in un fenomeno che riguarda il nostro paese su una scala molto larga.

Secondo i dati di IDC pubblicati in una recente infobite realizzata per Aruba Enterprise, si evince come i vantaggi nella digitalizzazione dei processi documentali si possono riassumere in:
- una maggiore efficienza del business per il 58% degli intervistati;
- un accesso rapido a informazioni e documenti per un altro 58%;
- una riduzione dei costi per il 44%;
- una migliore collaborazione per il 35%;
- oltre all’uso per l’adeguamento normativo, sempre per il 35%.

In modo particolare, è il workflow della Firma Digitale ad essere al centro della trasformazione già avviata: l’infobite pone l’accento sui modi con cui la Firma Digitale abilita un business innovativo, ossia attraverso una maggiore velocità relativa a flussi, transazioni e pagamenti per il 42% degli intervistati, una maggiore efficienza della gestione documentale per un ulteriore 42% ma anche un incremento della produttività per il 19% del campione
