
Novità e nuove condizioni di Whatsapp: sarà veramente sicura?
WhatsApp è l’app di messaggistica istantanea più utilizzata al mondo, a quota 2 miliardi di utenti, solo in Italia la usano più di 32 milioni di persone. Nonostante la app venga utilizzata quotidianamente, i recenti aggiornamenti hanno introdotto nuove funzionalità ancora sconosciute. Inoltre, ad inizio anno, WhatsApp ha comunicato l’imminente cambiamento delle condizioni di utilizzo. Nuove regole che hanno spiazzato gli utenti e costretto l’azienda madre Facebook a rimandare il tutto al 15 maggio per “dare tempo agli utenti di informarsi meglio”.
Panda Security ha analizzato le recenti novità della app per analizzare cosa è cambiato per gli utenti, quali novità ci sono e come valutare la sicurezza del servizio, oltre a fornire alcuni consigli per una maggiore tutela della privacy.
Come esperti di cybersicurezza, bisogna innanzitutto precisare che tutte e tre le app sono sicure, grazie ai protocolli di crittografia end to end che utilizzano. Inviando un messaggio tramite le app di messaggistica, il server dell’azienda lo riceve e lo indirizza al destinatario, ma non è in grado di decifrare la chiave privata del mittente né del rispondente. In altre parole, nessun server delle aziende può leggere lo scambio di messaggi crittografati.
Questo è il grande punto di forza della crittografia end to end applicata alle app di messaggistica istantanea e, in generale, alla comunicazione online.
Questa caratteristica comporta due grandi vantaggi per l’utente:
- Se un hacker attacca i server del servizio di messaggistica non potrà scoprire le chiavi private né accedere ai messaggi degli utenti.
- I messaggi sono visibili solo sul proprio terminale e su quello del destinatario, per cui si ha la sicurezza, ad esempio, che WhatsApp non registri le conversazioni e non le condivida con altre organizzazioni (nemmeno con le forze dell’ordine).
Queste sono tutte le principali informazioni sui cambiamenti e sulle future mosse di WhatsApp. Sta agli utenti decidere come continuare ad utilizzare la app e conoscere cosa aspettarsi in futuro.

Fermo restando che, come tutte le app di messaggistica, WhatsApp non è sicura al 100%, Panda Security per questo motivo consiglia di seguire questi consigli per proteggere la privacy delle proprie chat:
- Utilizzare una VPN – Se si utilizza WhatsApp con una connessione pubblica (es. bar o biblioteca) è consigliabile utilizzare una VPN per navigare.
- Proteggere il backup di WhatsApp – La protezione del cloud dove è salvata la copia delle conversazioni è importante tanto quanto la sicurezza delle chat. Si consiglia di creare una password sicura e unica (ed aggiornarla spesso) per il tuo account di archiviazione online.
- WhatsApp Web – Si sconsiglia di accedere a WhatsApp Web da computer pubblici o condivisi con altre persone. Se è necessario, immediatamente va eseguito l’accesso su un dispositivo privato e disconnettersi da altri dispositivi.
- Impostare la privacy di WhatsApp – Si possono trovare in Impostazioni > Account > Privacy. Qui puoi scegliere chi può vedere il tuo stato, l’immagine del profilo e altre informazioni.
- Utilizzare la verifica in due passaggi – Serve per impostare un PIN che WhatsApp ti chiederà di digitare quando registri il tuo numero di telefono nell’applicazione. In questo modo impedisci a eventuali hacker di clonare il tuo account e installare WhatsApp con il tuo numero su un altro telefono.
- Condivisioni dati sensibili – Non condividere dati personali importanti su WhatsApp, come foto di documenti di identità, biglietti aerei, prenotazioni, codici, password di reti Wi-Fi, foto e video compromettenti.
- Root e jailbreak – La maggior parte delle app spia per smartphone funziona proprio su cellulari sottoposti a procedure di jailbreaking e rooting.
Per finire, consigliamo di affidarsi al buon senso e fare attenzione anche quando si utilizzano app semplici e diffuse come WhatsApp. Il fatto che siano molto sicure, insieme alla dimestichezza acquisita nell’utilizzo possono portare l’utente ad abbassare la guardia e farlo diventare così vittima di un attacco informatico o della morbosa curiosità altrui.
