
SOS fecondazione artificiale: ecco gli spermatozoi robot
Piccolissimi (322 micron), una testa in silicio avvolta da cobalto e nichel, una coda libera di muoversi. Ecco la carta d’identità degli spermatozoi robot, che di nome fanno MagnetoSpermatozoi. Perché “Magneto“? Semplice: perché, per muoversi, hanno bisogno di una piccola carica magnetica (per darvi un’idea, basta una carica pari a quella delle calamite che decorano frigoriferi e bacheche delle nostre case).
Sono nati dagli studi incrociati dell’Università di Twente (Olanda) e dell’Università tedesca de Il Cairo. Questi minuscoli robot saranno in grado di aiutare nelle operazioni di fecondazione artificiale e, in seguito, poiché è possibile guidarli con molta precisione, essi potranno addirittura essere introdotti nei vasi sanguigni ostruiti, per agevolare il flusso del sangue. E chissà quanti e quali altri compiti saranno in grado di compiere i MagnetoSpermatozoi in un futuro neanche troppo lontano.
